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"Se vuoi costruire una nave, non richiamare prima di tutto gente che procuri legna, che prepari gli attrezzi, non distribuire compiti, non organizzare il lavoro. Prima, invece, sveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato." (Antoine De Saint Exupéry)
Endurance
26/05/2014

BIG DATA: SIAMO GIÀ PRONTI PER LA GRANDE ESPLOSIONE?

 

La questione dei Big Data, nonostante la contraria credenza, non è affatto recente. Da decenni il mondo dell’informatica, le imprese ed i governi trattano enormi quantità di dati sotto forma di dati fiscali, cartelle cliniche, carte fedeltà, etc.

Laura Miles, capo del dipartimento di analisi dei Big Data di SAS, dichiara: “Il termine Big Data viene impiegato da decenni, e per tutto questo periodo si è fatta analisi. Ma ora il fenomeno è molto più grosso rispetto al passato”.

L’enfasi che oggi accompagna l’impiego di questo concetto fino a renderlo una buzzword va correlato alla velocità, alla varietà e al volume di dati che vengono prodotti ogni minuto, ogni ora, ogni giorno grazie a Internet e all’ecosistema di dispositivi attualmente disponibili.

Allora che cosa rende il fenomeno dei Big Data oggi “bigger”?

Dati non strutturati

La maggior parte dei dati tradizionali era strutturato, o ben organizzati in database. Poi il mondo è andato verso il digitale e c’è stato l’avvento di Internet. Questo ha determinato una proliferazione dei cosiddetti dati non strutturati generati dalle nostre interazioni digitali.

Basti pensare a quella gigantesca, debordante quantità di informazioni che produciamo ogni istante tramite email, transazioni online, SMS, tweet, aggiornamenti di stato su Facebook, foto, video caricati su YouTube, metadata relativi alle chiamate vocali (luogo, tempo e durata), etc.

Dispositivi mobili

Il numero di gadget di registrazione e di trasmissione dati, dagli smartphone ai frigoriferi intelligenti, dai sensori industriali alle telecamere a circuito chiuso, ha proliferato a livello globale, portando ad una esplosione del volume di dati.

E stando alle previsioni di penetrazione della telefonia mobile da circa il 61% della popolazione mondiale nel 2013 a quasi il 70% entro il 2017, queste cifre possono solo crescere.

Fonte: domo.com/blog

Archiviazione a basso costo

Circa il 90% di tutti i dati oggi presenti al mondo è stato creato negli ultimi anni. Secondo IBM, 2,5 exabyte - ovvero 2,5 miliardi di gigabyte – sono stati generati ogni giorno nel 2012. "Circa il 75% sono dati non strutturati provenienti da fonti quali testo, voce e video", afferma Miles.

Per le grandi imprese "il costo di archiviazione dei dati è crollato", dice Andrew Carr, amministratore delegato della società di consulenza IT Bull. Le aziende possono sia mantenere tutti i loro dati on-site, nei propri data center, o presso provider "cloud-based".

Un certo numero di piattaforme open source sono cresciute appositamente per gestire queste enormi quantità di dati in modo rapido ed efficiente, tra cui Hadoop, MongoDB, Cassandra, e NoSQL, contribuendo ulteriormente ad abbattere i costi di archiviazione dei Big Data.

Vantaggi dei Big Data

In pratica, chiunque produce, sviluppa e commercializza beni e servizi può utilizzare l’analisi dei Big Data per rendere i propri processi di fabbricazione, produzione e gestione più efficienti e la loro commercializzazione più mirata ed efficace.

Straordinari risultati possono essere ottenuti nei campi più disparati come la sanità, la ricerca scientifica, la logistica, il commercio al dettaglio, la riduzione della criminalità. Ad es. analizzando il clima, il suolo, la topografia e i dati GPS dei trattori, gli agricoltori possono aumentare i raccolti.

Privacy

Ma a chi appartengono tutti questi dati?

Molto dipende dal fornitore di servizi, dalla legge applicabile al luogo in cui i dati sono conservati, e alle modalità tramite le quali sono stati generati.

Ad esempio, i metadata relativi ad una chiamata vocale fatta tramite smartphone appartengono al chiamante, al carrier o all’agenzia governativa di turno che sta spiando la telefonata per combattere il sempreverde terrorista o per superiori esigenze di sicurezza nazionale?

I social network sostengono che i dati appartengono agli utenti, ma poi si riservano il diritto di condividerli con terze parti. Per cui è bene essere consapevoli del fatto che ogni volta che immettiamo nostre informazioni personali su questi media di fatto ne perdiamo il controllo.

Conclusioni

Come quasi sempre accade, le leggi sulla privacy e sulla proprietà intellettuale non hanno tenuto il passo con il ritmo del cambiamento tecnologico.

Questa proliferazione di dati in cui ciascuno di noi è publisher ed editore di sé stesso corrisponde a una maggiore libertà oppure rende ogni nostra azione tracciabile e controllabile? Prevarrà la tutela dei diritti del singolo o logiche di profitto? O ci sarà un contemperamento di interessi?

Il tempo ce lo dirà molto presto…. in un futuro che è già presente.

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